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RACCONTI EROTICI GRATUITI

 

racconto erotico 1

Questo inverno mi recai, dopo aver poltronato per un lungo periodo, a una palestra di Judo. Amando le arti marziali ed essendo attratta da tutto ciò che è l'Oriente, decisi di iscrivermi.
All'inizio tutto era così nuovo, strano. Poiché il corso era iniziato da due mesi ed io ero la "new entry", uno dei maestri decise di prendersi cura di me in modo particolare. Da bravo istruttore mi insegnò le tecniche di base, alcune proiezioni, come cadere, come lottare a terra.
Ma più lo guardavo nei suoi intensi occhi scuri, più capivo che c'era dell'altro.
Durante un allenamento mi trovai stesa a terra, bloccata dal suo peso, era steso sopra di me mi fissava e dopo i soliti 3 secondi, cercai di svincolarmi.
Mi schiacciava ancora di più sul pavimento e io cominciai a sentire il suo pene indurirsi e premere sul mio basso ventre. Al momento mi guardai intorno preoccupandomi della gente intorno che si allenava, poi trovai il tutto molto eccitante. Mi fiatava sul collo, sentivo nelle mie nari il suo odore di maschio e non mi dispiaceva affatto, sentivo ogni sua parte del corpo aderire alla mia.
Poi ci alzammo mi disse di non farmi la doccia perché la lezione non era finita.
Tutti se ne andarono e lui essendo il custode delle chiavi della palestra mi propose di rientrare. Il "tatami" (il quadrato dove si combatte) era tutto per noi. Mi afferrò, mi tolse i vestiti con furia, mise la sua testa fra le mie cosce la sua lingua mi leccava laddove io ero già bagnata. Lo sentivo ansimare e vedevo nella penombra il suo fisico asciutto e ben delineato. Desideravo sempre più sentire il suo caldo pene dentro di me. Poi simulammo un combattimento, ma mi ritrovai subito stesa a terra. Mi penetrò e insieme rotolavamo in lungo e in largo sul quadrato. E quando venni le mie urla rimbombavano in tutta la palestra, sentii uno strano eco, sembravano voci di altre persone che godevano.
Da quel giorno vi garantisco che non mancai neanche a una lezione di Judo.

FINE

racconto erotico 2

Finì il suo caffè con un sorso e uscì dal bar. La strada brillava di luci accecanti, grappoli di macchine eccitate spinte a tavoletta. La scarpa riprese a farle male ed ad ogni passo le cose peggioravano. Quello era senz'altro l'ultimo dei suoi problemi ma una vescica del genere con dieci centimetri di tacco possono stendere anche un gigante. Era un freddo cane.
Si ributtò dentro al bar.
“Un altro caffè per piacere... e... un rum 7 anni se ce l'ha!”
Il barista sembrava narcotizzato, probabilmente era già bello che andato dopo una giornata là dentro. Ingollò il rum alla velocità del pensiero mentre i soliti vecchietti pettegoli la guardavano tra lo schifato e l'arrapato.
“Sarà una di quelle...” biascicò uno.
“A me non sembra!” disse un altro.
“Sarà... disse un terzo ma io me la farei!”
Mary aveva già preso il volo ed il piede non le faceva più tanto male.
Il cellulare prese a suonare.
“Pronto Mary dove cazzo sei? Sto girando qua intorno con le altre da dieci fottuti minuti!hai deciso di fare festa? Guarda che quando ti becco ti faccio sputare sangue!
“Calmo, sono fuori da un bar... forse non ho capito bene dove dovevo aspettarvi...”
“Stronzetta... ti ho vista... sta’ ferma lì!”.

Appena salì in auto vide che Sabine e Tathiana erano già strafatte di coca.
Paco gliene passava sempre ed ad un prezzo ridicolo. Sapeva alla perfezione come mandare su di giri le sue ragazze.
“Stendete per Mary ragazze, la "signorina” è troppo seria stasera, ricordati che una puttana triste non la rimorchia nessuno”.
Mary rise in modo sarcastico.
“Anche se ho le palle girate sono quella che rimorchia di più!”
“Sentila la grande figa, lei rimorchia di più...”
“'Fanculo stronza” ringhiò Thatiana.
“Perché non è vero?” insistette Mary.
“E' vero, è vero bambola... ma ora ti scarico. La portiera si aprì ed una ventata gelida fece cadere della coca a Marina.
“Togliti dal cazzo fenomeno, stavo per tirare, non potevi aspettare un momento ad aprire quella merda di porta?”
“Adesso il cazzo me lo sto rompendo io con le vostre stronzate... ti chiamo più tardi!”
Mary vide partire Paco e le ragazze che per poco non si stamparono contro una macchina di sbirri.
“Pensa che risate, un magnaccia e due troie strafatte caldi caldi serviti su un piatto d'argento!”.
Non era la coca che interessava a Mary a parte qualche sniffata per tirarsi un po’ su nelle serate nere, quello che voleva era tirarsi fuori da quella vita ma non era facile. Come avrebbe potuto mantenersi con uno stipendio da cameriera? L'idea di voltare pagina la spaventava terribilmente. Lei era Mary, Mary la bruna.
Si allargò lo spacco e un macchinone nero le si fermò accanto.
“Hey, Pretty woman, vieni a fare un giro col tuo principe?”
“Senti ragazzino, smamma!”
“Guarda che ho il portafogli ben imbottito, ti consiglio di salire...”
“Salgo se mi dai un anticipo, se no fila!”
Il ragazzino abbassò il finestrino e mise venti euro in mano a Mary.
“Bastano?” chiese nervoso.
“Potevi anche sbottonarti di più che non andavi in rovina, solo con lo specchietto della macchina potrei rifarmi il naso!”
“Sei spiritosa dolcezza, ma non ne hai bisogno e lo sai! Sali o ti devo caricare a forza?”
“Salgo amore, dammi il tempo di sedermi, hai molta fretta?”
“Non ho così tanta fretta ma c'è un tipo qua dietro che suona come un folle”.
“Sai amore... - disse Mary accendendosi una sigaretta - ci sono talmente abituata a questi strombazzamenti che non ci faccio più caso!”.
“Come ti chiami tesoro?” sussurrò teneramente Mary.
“Saltiamo le presentazioni, la favola di Pretty Woman è un film non ricordi?”
“Sei così giovane e già così cinico... come vuoi... per me è uguale!”.
La sfrontatezza di quel figlio di papà in realtà l'aveva fatta incazzare parecchio ma il lavoro è lavoro e magari se tutto filava liscio si poteva iniziare la serata con un centone.
“Come ti chiami?” chiese il ragazzo.
“Mi chiamo Mary”
“Mary, prendimelo in mano!” disse con un ghigno.
“Costo un centone se vuoi la normale...” sparò alto.
“Te ne do centocinquanta ma prendimelo tre le tue manine!”
“Subito amore!”
Mentre gli slacciava i pantaloni pensava che la serata non poteva partire meglio e se la rideva pensando alle facce di Sabine e Thathiana. Appena glielo prese in mano si rese conto che il maleducato cliente aveva un arnese enorme e che la macchina correva in salita verso i colli in una strada poco frequentata.
“Stringilo con più forza e appena ci fermiamo prendimelo in bocca!”
La Macchina si arrestò bruscamente e Mary si chinò per avvolgerlo con le sue labbra.
“Succhia troia, sembri una santarellina!!!”.

A certi tipi piace così, gli piace essere brutali pensò continuando a succhiare. Dopo qualche minuto il tipo iniziò ad ansimare molto forte e cercò di farlo venire.
“Non penserai di prendere centocinquanta per un pompino!” sbottò innervosito.
“Io sono qui per te... dimmi cosa vuoi fare!”
“Vorrei fumare e guardarti mentre ti sgrilletti”.
Mary si alzo la gonna aderente guardandolo da porca e iniziò a scostarsi le mutandine.
“Sei una gran fica Mary!” Le infilò tre dita bruscamente dentro alla fica mentre Mary si toccava selvaggiamente. Incominciò ad eccitarsi, le capitava raramente di lasciarsi andare sul lavoro ma quell'enorme arnese l'aveva conquistata. Provò ribrezzo per quell'eccitamento ma ormai stava per raggiungere un orgasmo. Il ragazzo ritrasse le dita e le chiese di mettersi alla pecora.
Mary pregustava il suo grande cazzo.
“Prendi il preservativo caro!”
“Ho pagato e ora non fare storie!!!”
“Hai pagato ma senza preservativo non si fa nulla, sei pazzo?!?”.
Le afferrò le natiche violentemente.
“Taci troia! Ti ricompenserò per il tuo rischio!”
Glielo infilò dentro a tradimento e tra lo sconcerto e la paura si fece scopare godendo di quel cazzo smisurato.
“Stai godendo vero?” disse ansimando.
Mary non rispose.
Continuò a fotterla sempre più violentemente mentre un gruppo di macchine li illuminava al loro passaggio. I vetri erano appannati ed i seni di Mary aderivano al finestrino dell'auto.
Improvvisamente si staccò mentre lei si accovacciò per riprendere fiato.
Le prese di nuovo i glutei ed abbassandosi iniziò a leccarla avidamente.
Leccò senza sosta come il più appassionato amante infilando ritmicamente la lingua nell'ano umido e scivoloso.
Mary lo pregò di continuare a scoparla.
“Dimmi che vuoi che ti fotta fino a spaccartela!”
“Sfondami la figa tesoro!!!” Mary era veramente su di giri, non provava un piacere fisico così forte da molto tempo, il sesso negli ultimi anni non la faceva godere praticamente più.
Le infilò un dito nell'ano mentre sapientemente glielo allargava e leccava. Mary urlò di scoparla ancora e lui si rialzò cercando di renderselo più duro con le mani.
“Ora ti faccio andare in orbita!”.
Strofinò il glande sul culetto di Mary alternandolo dentro e fuori dall'ano. La voleva fare impazzire, aveva capito che Mary non fingeva i suoi orgasmi ed il suo orgoglio era alle stelle.
“So che lo vuoi tutto in culo ma me lo devi chiedere per favore!”.
Mary stordita ed arrapata più che mai si divaricò le natiche.
“Fottimi in culo bastardo e fallo subito!!!”.

La nebbia avvolgeva le colline ed un cane in lontananza abbaiava senza sosta.
Mary si rivestì e senza una parola riscesero in città.
“Dove ti lascio?”
“Dove vuoi... anzi... è meglio un po’ più avanti”.
Appena scesa dall'auto sentì un improvviso ed irrefrenabile desiderio di bere dell'altro rum.
Si infilò in un ristorante in chiusura e si sedette a un tavolo.
“Cosa le porto? La cucina è chiusa ma se vuole solo bere non c'è problema!”.
“Un rum 7 anni!”.
Paco le avrebbe sicuramente telefonato di lì a poco ma un po' di relax era necessario dopo il lavoro in collina. Era turbata, non aveva mai goduto veramente con un cliente da quando batteva e per quanto quella vita l'avesse privata di una normale morale il fatto di avere provato piacere sul lavoro la faceva sentire in colpa. Si rivedeva mentre pregava il ragazzo di fotterla in preda ad un piacere incontrollabile e la cosa la faceva sentire sporca.
- Mary la bruna che si sente sporca! sono ridicola! - sussurrò tra sé.
Bevve altri due rum ed il telefono cominciò a squillare.
“Sei in pausa?”
“Ora torno al lavoro!”


FINE